La Parentesi

Quest’anno sotto l’albero ho trovato una storia.
La Parentesi, una graphic novel pubblicata in Italia da Coconino press.

Nella Parentesi, l’autrice (Élodie Durand) affronta il racconto di una vita difficile e segnata da una malattia che le limita i ricordi.

Lo fa con un disegno semplice, che riesce però ad essere forte ed evocativo, arrivando a delle punte simboliche molto profonde e disturbanti.

Assolutamente consigliato.

 

Dal sito della Coconino

La storia di una giovane donna che non si arrende. La testimonianza in prima persona della sua lotta coraggiosa contro la malattia che le ruba i ricordi, le toglie le parole, la isola dalla vita.

Molto più di un’autobiografia: un racconto intenso e commovente sulla ricostruzione della memoria e dell’identità attraverso le arti creative del disegno e della narrazione.La parentesi è la storia di una ragazza che perde a poco a poco la memoria: prima l’alfabeto, poi i numeri, l’indirizzo, i nomi, il proprio nome. La storia vera di Élodie Durand, illustratrice e autrice di graphic novel oggi trentenne che ha dovuto lottare contro l’epilessia e un tumore al cervello. È sola in strada, un pomeriggio, e non sa se sta aspettando l’autobus o se ne è appena scesa. Ha paura, ma non sa di che cosa. “L’epilessia è una scintilla che provoca un cortocircuito che scollega dalla vita”. Nel mare magnum della totale perdita di sé, la protagonista del romanzo si aggrappa ad un quaderno nero, sul quale comincia a fare dei disegni. Solo per sé, quasi in segreto. Senza pensare, così come vengono. Disegna ciò che non capisce più, quello che non sa più esprimere a parole. All’inizio si tratta di una forma di auto-analisi, serve a risalire alle origini del sé dimenticato. Poi il racconto autobiografico di Élodie – mediante la scelta del secondo nome, Judith, quasi un’altra se stessa – diventa una storia autonoma. La distanza – quella del nome e quella grafica della parentesi del titolo – rafforza l’altro elemento peculiare di questo romanzo grafico: la memoria, senza la quale, ricorda Élodie citando Buñuel, non siamo nulla. Memoria collettiva, innanzitutto familiare: quella della madre e del padre, della sorella. Interrogandoli, Élodie-Judith riscopre e ricostruisce il passato oscurato dalla malattia, uscendo da una “parentesi” di vita che sembrava senza ritorno. La chiusa del libro racconta il presente di Élodie: “Oggi mi sento fisicamente più fragile, ho l’udito più debole e non ho mai recuperato l’energia di prima, ma ne avevo per quattro. Quando sono stanca o commossa, parlo in modo un po’ confuso. Non ricordo facilmente nomi, cognomi, titoli. Tendo a dimenticare, ma tutti noi conosciamo l’imprecisione e le dimenticanze. Queste tracce del passato sono diventate parte di me”.

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